Le buone pratiche del Fareassieme al Servizio di salute mentale di Trento

L’incontro a Philadelphia

‘Philly’ (così i suoi abitanti chiamano Philadelphia) ci accoglie con una pioggia battente e un cielo cupo che ci accompagnerà per i due giorni di permanenza in questa affascinante città. Primo appuntamento al Veterans Affairs Medical Center, dove in una situazione molto intima presentiamo la nostra esperienza. Come al solito i problemi tecnici inaugurano la nostra giornata (volevi che il proiettore non facesse i capricci?) ma scemano col procedere degli interventi (no, non l’abbiamo buttato giù dalla finestra, anche se ammetto di averci pensato). Nel corso dell’incontro l’interesse si concentra prevalentemente sul coinvolgimento delle famiglie: l’esperienza di questo centro vede molti veterani impegnati in percorsi di supporto, ma pochi familiari… come fare per creare una collaborazione continua? Non offriamo risposte risolutive o grandi verità, ma cerchiamo di sottolineare che è un percorso in evoluzione, e come tale questo avvicinamento ha i suoi tempi e i suoi modi per realizzarsi. Nella tarda mattinata l’incontro si allarga e si struttura in una maniera completamente differente. Nuova stanza, molte sedie, tavoli e persone. È un evento di formazione continua della Scuola di Medicina dell’Università della Pennsylvania, e ci ritroviamo di fronte a numerosi giovani. Eventi di questo tipo, denominati ‘Grand Rounds’, si svolgono nella pausa pranzo (non mi abituerò mai a vedere della gente che mangia avidamente mentre parliamo) e vedono sempre un’altissima partecipazione. Presentazione a due voci di Emanuele Torri e Kathleen Bertotti, con assolo musicale finale di Pier Gianni Burreddu. Molte le domande sulla trasferibilità dell’esperienza e sul contesto che ha facilitato lo sviluppo di questa pratica.
Giornata seguente incontro alla Temple University presso il Dipartimento di Scienze della Riabilitazione. Una sede autorevole dal punto di vista della ricerca sui ‘peer supports’ e sull’empowerment grazie ai numerosi studi condotti da Mark Sulzer, ricercatore presso questa sede. Grande l’emozione nell’incontrarlo da parte mia: solo lo scorso anno lo citavo nella mia tesi di laurea per il suo contributo nella ricerca sull’importanza del protagonismo dell’utenza, e ora magicamente me lo trovo davanti! Sono stata anche un po’ spiazzata lo ammetto. Pensavo di incontrare un “professorone senior” con una lunga esperienza di vita alle spalle (ehm… anche un po’ su d’età) e invece mi trovo di fronte a un giovane quarantenne. L’incontro ha suscitato un’incalzante serie di domande: come funzionano le nostre residenze, come vengono retribuiti gli ufe e che tipo di formazione seguono. Emerge in maniera chiara la sostanziale differenza tra la nostra esperienza e i loro percorsi di supporto tra pari: forte integrazione nei servizi nel primo caso mentre i loro interventi paritari sono vissuti come alternative, rafforzando così una forte frammentazione del sistema sanitario e sociale. Sostenuti anche da alcune ‘fans’ di origine italiana lasciamo l’incontro con molti spunti di riflessione… e qualcuno pure con qualche numero di telefono per scopi personali! Eh sì, perché da oggi è iniziata la nostra campagna per la ricerca di una futura moglie per Mario, uno dei nostri cittadini attivi. L’iniziativa ha riscosso non poco successo (c’era addirittura chi cercava di ammaliarlo con un terreno acquistato ai Caraibi), ma siamo solo alla prima puntata… chissà quante altre pretendenti potrà incontrare. Lasciamo una grigia Philadelphia, tra numerose strade allagate per la pioggia intensa, il traffico in tilt e la rete ferroviaria interrotta alla volta di Pittsburgh, e finalmente possiamo dire che inizia la vera e propria traversata!

Contatti

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